Dopo visitare il paese di Collodi, due anni fa, mi è venuto di leggere la famosissima favola scritta da Carlo Collodi, che prese il suo "cognome" di arte dal comune in cui era nato. E questa favola non è altra che Pinocchio, il burattino che aveva un cuore di ragazzo ma che anche faceva come gli altri ragazzi, non smetteva di fare monellerie e ogni tanto qualche bugia che faceva che il suo naso crescessi in modo veramente esagerato da non poter muoversi poiché il naso urtava contro tutto attorno a sé.
Il suo babbo fece Pinocchio da un troncone e non fu appena fatto che il burattino scappò dalla casa di Geppetto, che era il falegname che aveva fatto la marionetta.
Da piccolo io avevo visto la serie tv, che ricordavo mentre leggevo quest'edizione illustrata da E. Mazzanti.
Pinocho, la marioneta de madera que tenía "vida", la vida propia de un chiquillo travieso y mentiroso; bueno mentiroso en cierta medida porque si bien la imagen que creo que tenemos todos de Pinocho es que cuando mentía le crecía la nariz, y así es en el cuento pero esto solo ocurre en dos ocasiones y no es lo más importante de todo lo que le ocurre a Pinocho. Entre otras cosas, queda convertido en borriquillo.
Este cuento es como una fábula, no solo hablan los muñecos de madera, también lo hacen los gatos, los zorros, grillos (el famoso Beppe Grillo o Pepe Grillo). Y como todas las fábulas, pues tiene su moraleja y ésta sería que los niños traviesos y desobedientes tienen mal final pero que en el corazón de todos los niños podemos también encontrar unos buenos sentimientos,
PODI-.

